Chi guarda una carta dell'Adriatico vede un imbuto. In fondo, dove il mare si stringe tra il tacco d'Italia e la costa albanese, c'è un passaggio largo poco più di settanta chilometri: il Canale d'Otranto. Per secoli è stato una frontiera militare e una rotta di migranti. Da qualche anno è diventato qualcos'altro, che si vede meno perché corre sott'acqua: la porta da cui l'energia entra in Europa da sud-est.
Non è una metafora. È un elenco di opere, ciascuna con la sua data, la sua potenza e i suoi proprietari. Vale la pena metterle in fila, perché prese una per una sono notizie locali — un cantiere, un microtunnel, un memorandum — e messe insieme sono un fatto geopolitico.
01Cosa approda, e quando
Il primo cavo arriva nel 2002: l'elettrodotto GRITA collega la Grecia alla Puglia, 500 megawatt in corrente continua, centosessantatré chilometri di cui settantuno adagiati a mille metri di profondità. Approda a Galatina, in provincia di Lecce.
Il salto avviene nel dicembre 2020, quando entra in esercizio il TAP, tratta finale del Corridoio meridionale del gas: tremilacinquecento chilometri dal giacimento azero di Shah Deniz II, di cui ottocentosettantotto in territorio europeo, per venire a galla su una spiaggia di San Foca attraverso un microtunnel e finire al terminale di Melendugno, otto chilometri nell'entroterra. Dieci miliardi di metri cubi l'anno, che il memorandum firmato dalla Commissione europea a Baku nel luglio 2022 punta a raddoppiare entro il 2027.
Poi vengono i progetti. Nel gennaio 2025, ad Abu Dhabi, Italia, Albania ed Emirati Arabi Uniti firmano un accordo da circa un miliardo di euro per un collegamento sottomarino che porterà in Puglia rinnovabili prodotte in Albania: lo costruiranno Terna e la compagnia emiratina Taqa, e dall'altra parte del mare partirà da Valona. Nel maggio 2025 Terna e la greca IPTO firmano il memorandum per GRITA 2: mille megawatt, trecento chilometri di cui duecentoquaranta sottomarini, un miliardo e nove di investimento. Il cavo approderà nel comune di Melendugno; la stazione di conversione sorgerà a Galatina.
Resta sullo sfondo il progetto più grande e più incerto, EastMed-Poseidon: millequattrocentosettanta chilometri per portare in Europa il gas dei giacimenti israeliani e ciprioti, con approdo previsto a Otranto. È nella lista europea dei progetti di interesse comune dal 2013, riconfermato nel 2022, e ha già ricevuto oltre trentasei milioni di fondi UE; ma dopo il ritiro del sostegno americano nel gennaio 2022 e le obiezioni turche, il tracciato potrebbe essere deviato attraverso l'Egitto — o non farsi affatto.
02Chi c'è nel capitale
Qui la ricognizione smette di essere ingegneria e diventa politica. Perché due delle opere che attraversano o attraverseranno il canale hanno nel capitale compagnie di Stato di paesi terzi.
Il TAP appartiene in quote uguali del venti per cento a cinque soci: BP, Snam, Fluxys, Enagás e SOCAR, la compagnia petrolifera di Stato dell'Azerbaijan — assetto stabilizzatosi dopo la cessione della quota Axpo nel 2023. Significa che lo Stato azero è comproprietario dell'infrastruttura che porta il gas fino a una spiaggia salentina, e che l'Unione europea ha scelto come alternativa alla dipendenza russa un fornitore governato da un regime autoritario — Ursula von der Leyen definì Baku «partner affidabile» poco più di un anno prima dell'offensiva nel Nagorno-Karabakh.
Il collegamento con l'Albania nasce invece da un accordo a tre in cui il partner industriale è Taqa, la compagnia energetica di Abu Dhabi. È un investimento, non un'acquisizione ostile; ma è un'altra tessera dello stesso mosaico: chi possiede i fili conta quanto chi possiede le centrali.
| Opera | Cosa porta | Capitale non europeo | Stato |
|---|---|---|---|
| TAP San Foca–Melendugno | Gas azero, 10 mld m³/a | SOCAR (Azerbaijan) 20% | In esercizio |
| GRITA Galatina | Elettricità, 500 MW | — | In esercizio |
| GRITA 2 Melendugno–Galatina | Elettricità, 1.000 MW | — | MoU 2025 |
| Italia–Albania Valona–Puglia | Rinnovabili albanesi | Taqa (Emirati Arabi Uniti) | Accordo 2025 |
| EastMed-Poseidon Otranto | Gas del Mediterraneo orientale | — | Incerto |
03L'altra sponda
Il cavo per l'Albania parte da Valona. È la stessa baia all'imboccatura della quale sorge l'isola di Sazan, ex base militare del regime di Hoxha, disabitata, chiusa per decenni: il luogo da cui si controlla l'accesso al canale. Nel gennaio 2025 il governo di Edi Rama ha concesso lo status di «investitore strategico» — cioè permessi accelerati — al progetto di un mega-resort da oltre un miliardo e mezzo di euro promosso da una società legata ad Affinity Partners di Jared Kushner, dopo aver modificato nel 2024 la legge sulle aree protette per renderlo possibile. La procura speciale anticorruzione albanese, SPAK, indaga sul declassamento dell'area protetta di Vjosa-Narta, sull'aggiramento delle gare e sull'origine dei fondi.
Sazan compare nell'Osservatorio LIMEN non per la nazionalità di chi investe, ma per un fatto verificabile: uno Stato ha cambiato una legge ambientale e concesso una corsia preferenziale per un'opera privata su un'ex installazione militare in posizione strategica — e la sua stessa procura anticorruzione sta indagando.
04Quello che non sappiamo
Fin qui i fatti. Ora la parte onesta: c'è una domanda che circola e che questa ricognizione non è in grado di risolvere. Negli stessi anni in cui il canale diventava un nodo energetico, la costa pugliese ha conosciuto un'ondata di acquisti immobiliari stranieri — ville, masserie, resort di lusso, in qualche caso con contenziosi ambientali e concessioni pubbliche discusse, come per il progetto di Costa Merlata a Ostuni, contro il quale Italia Nostra e Legambiente hanno fatto ricorso al TAR. Qualcuno vi legge un disegno: che il capitale privato si stia posizionando dove passeranno i corridoi.
Questa lettura, allo stato, non è dimostrata da nulla di ciò che abbiamo potuto verificare. Vale la pena dire perché, perché il modo in cui si scarta un'ipotesi conta quanto il modo in cui la si conferma.
La scala non regge come indizio. Il Salento è lungo un centinaio di chilometri: in un territorio simile, ogni cosa è «vicina» a ogni altra. La prossimità tra un resort e un terminale non dice niente finché non si misura contro il caso.
Esiste una spiegazione più semplice e sufficiente: la costa pugliese è bella e costa ancora una frazione della Costa Smeralda o della Toscana, in un mercato del turismo di lusso che si muove in tutto il Mediterraneo — dalla Croazia alla Grecia, dove i golden visa hanno fatto molto più danno.
Che cosa la renderebbe una notizia. Gli stessi soggetti nelle due partite; terreni acquistati in adiacenza alle servitù infrastrutturali; atti, corrispondenza o una strategia dichiarata. Sono cose che si trovano negli archivi catastali e nelle carte, non nelle correlazioni su una mappa. Se salteranno fuori, lo scriveremo — con le fonti.
Nel frattempo la cosa da guardare è più semplice, e più grande. Un tratto di mare largo settantadue chilometri sta diventando il punto in cui l'Europa meridionale si collega al resto del mondo per l'energia, con dentro il capitale di due Stati che non sono europei e non sono democrazie. Non serve un complotto perché questo sia un problema di sovranità. Basta la contabilità delle quote.
- TAP AG, assetto azionario; Enagás, comunicato sulla cessione Axpo (2023).
- Global Energy Monitor, Trans-Adriatic Pipeline.
- Terna, opuscolo informativo GRITA 2; memorandum Terna–IPTO, maggio 2025.
- Accordo Italia–Albania–Emirati Arabi Uniti, World Future Energy Summit, Abu Dhabi, gennaio 2025 (Terna–Taqa).
- IGI Poseidon, progetto EastMed-Poseidon; Commissione europea, lista dei progetti di interesse comune.
- Balkan Insight, inchiesta sul progetto di Sazan (2026).
- Sul contenzioso di Costa Merlata a Ostuni: ricorso al TAR di Italia Nostra e Legambiente contro la concessione ZES, luglio 2026.